Giovanna è una professionista che si occupa di coaching a 360°, dalla pratica, alla divulgazione, alla formazione.
Già alcuni anni fa è entrata in contatto con PNL IN PRATICA e alcuni di noi hanno avuto modo di conoscerla e di seguire i suoi corsi di approfondimento nel settore.
Per quanto la sua esperienza pluriennale sia ormai assodata, Giovanna continua ad essere una persona molto curiosa ed aperta a nuovi sviluppi ed approcci per arricchire il suo bagaglio di conoscenze.
Ha le idee molto chiare su ciò che intende per coaching, secondo gli standard dettati da ICF (International Coach Federation) ed in questa intervista abbiamo modo di approfondire meglio la sua interpretazione di questa professione.
Ciao Giovanna, qual è secondo te il valore aggiunto che può dare una certificazione ICF ad un coach professionista?
GG: Da maggiore sicurezza su un mercato attualmente in grossa espansione e che oggi comincia a richiedere più credenziali in tal senso.
Gli standard di ICF sono rigorosi e chiari nel sostenere e verificare l’uso delle cosiddette 11 competenze essenziali per un coach professionista. Questo permette di applicare il coaching secondo un modello etico, rigoroso e serio.
Qual è una delle competenze che ritieni più rappresentative del modello ICF?
GG: La fiducia, intesa come la convinzione piena che il cliente (coachee) abbia tutte le risposte per risolvere i suoi problemi e raggiungere gli obiettivi che si pone. La fiducia completa nel cliente, permette di ascoltare con interesse tutto ciò che ha da dire, di rispettare il suo pensiero, le sue emozioni e di porre le domande che lo aiutino ad accelerare il suo processo decisionale. Il coach crede nelle potenzialità del cliente, lo affianca per renderlo maggiormente consapevole e responsabile delle proprie possibilità, favorendone la realizzazione. E’ straordinario verificare in quanto poco tempo i clienti possono cambiare anche il corso della propria vita.
La tua passione dov’è nata?
GG: E’ una passione antica. Da quando lavoravo nel campo dell’orientamento scolastico e professionale (oltre vent’anni fa), il mio obiettivo era quello di far emergere i veri talenti, gli interessi più autentici, le motivazioni profonde, le aspirazioni appaganti, i valori trainanti delle persone, per aiutarle a scegliere percorsi formativi e professionali allineati alle proprie esigenze.
Prima di praticare il coaching, mi sono permessa tanti cambiamenti professionali, dal 2000 ho cominciato a fare percorsi mirati ed ho sentito che il coaching mi calzava perfettamente.
La formazione specifica è indispensabile nel nostro lavoro, continuo a studiare e a formarmi e il coaching che faccio oggi e certamente diverso rispetto a quello di10 anni fa, è una evoluzione continua.
So che utilizzi anche alcune tecniche di PNL nel coaching; in che modo gli strumenti della PNL possono essere d’aiuto al coaching?
GG: Non parlerei di tecniche e strumenti specifici, ma di modalità. La PNL è uno dei miei potenti modelli di riferimento, ma quando sono in una sessione me ne dimentico completamente. Qualsiasi riferimento specifico alla PNL può avere un senso se viene utilizzato in maniera fluida e in modo naturale, direi inconsapevole. Quando c’è questa “inconsapevolezza” e il focus è solo sul cliente, il rapport è efficace, il mirroring è spontaneo e sorgono domande multisensoriali per ampliare le mappe del cliente, facilitando lo stato del coachee funzionale alla sessione.
Quando invece le tecniche diventano una scelta da parte del coach per condurre il coachee in una determinata direzione, l’intervento diventa manipolatorio e quindi non stiamo più parlando di coaching. L’uso di tecniche implica che sia il coach a scegliere in quale direzione andare, mentre nel coaching come lo intende ICF, questo aspetto è appannaggio del cliente.
Trovo comunque molto utile la conoscenza del Meta Modello che consente di porre le domande in molto specifico e sfidante, in particolare per far riconoscere e superare credenze limitanti. Chi ha approfondito la PNL, può inoltre essere facilitato nel riconoscere il valore delle diverse mappe di riferimento per ampliarle, far tacere il proprio dialogo interiore e rendere specifico il linguaggio del cliente, consentendone una migliore chiarezza cognitiva.
Uso spesso il riferimento al modelling per aiutare i clienti a trovare modelli di riferimento ideali dai quali trarre ispirazione, sempre con il loro permesso e condivisione. Le redini restano in mano del coachee.
Nel coaching non è consentito interpretare la comunicazione e il pensiero implicito, ma sulla base dell’ascolto verbale e non verbale del coachee, possiamo fare delle verifiche. Quando il coach coglie ciò che sta accadendo può esplorare: “Ho notato che mentre dicevi questo, hai alzato un sopracciglio, …o ”hai cambiato il tono di voce, “…è un caso è c’è un motivo?”
Uno degli obiettivi del coach è di rendere consapevole il coachee dei cambiamenti e degli stati d’animo.
La PNL nel coaching può essere valida dunque, ma dipende da come la si applica; con una penna si può ferire una persona o scrivere la Divina Commedia.
Quello che non amo è l’uso improprio e l’abuso di qualunque approccio. Il coach non interpreta, non consiglia, non suggerisce. Un coach, dopo aver esplorato quelle del cliente, può dare un’opinione personale, chiedendo il permesso di farlo, sempre per ampliarne le prospettive.
Il coach è responsabile della gestione del processo di coaching, il cliente dei suoi risultati.
Visto le tue attività e la mia provenienza del mondo di change management, ho una domanda da farti che riguarda la tendenza di applicare il coaching in modo sempre più ampio, dove vedi il confine nel business coaching tra l’obiettivo aziendale e la crescita interiore di una persona?
GG: Le aziende sono fatte di persone e la differenza tra le aziende dipende dalle persone che vivono e lavorano nelle aziende. Sono convinta che lo sviluppo degli obiettivi aziendali, sia strettamente interconnesso con la crescita interiore delle persone.
Un team di executive che si interroghi sulla vision aziendale, sull’identità culturale dell’azienda, che abbia un’attenzione alle persone e al loro sviluppo, valorizzi le peculiarità dei collaboratoti, cerchi la condivisione, instauri relazioni costruttive, saprà infondere fiducia e stimolerà le motivazioni dei singoli, tutti ingredienti che contribuiscono al successo aziendale. Quando in azienda svolgiamo sessioni one-to one, gli obiettivi aziendali, passano necessariamente attraverso un processo di crescita personale.
Diverso è quando il Business coach è interno all’azienda o è il diretto superiore. In questi casi, entrano in gioco altre variabili e logiche aziendali, tali da inficiare la possibilità di aprirsi completamente e creare un clima di totale fiducia. Inoltre, un manager deve tenere presenti gli obiettivi dell’azienda, ponendosi semmai come sponsor o mentor. Il coach fa scegliere al cliente su quale obiettivo vuole lavorare, rispettando la privacy del coachee.
Per la tua esperienza, se potessi dare due soli suggerimenti ad un neofita che vuole intraprendere questa attività quali consigli più importanti daresti?
Per chi vuole diventare coach:
- Utilizzare il coaching prima di tutto per se stessi; sperimentarlo, viverlo approfondirlo, fare pratica e mentoring. Ricevere feedback su come si usano le competenze e’ veramente importante. Un’ottima conoscenza teorica non è abbastanza.
- Porsi in uno stato di curiosità verso l’altro, un interesse genuino, non tanto sul contenuto di ciò che dice, quanto rispetto i suoi processi di pensiero e il modo nel quale esplora e riconosce le proprie capacità e risorse.
Grazie per il tuo tempo e per condividere le tue idee e opinioni Giovanna. Faranno sicuramente riflettere.
Intervista di Josè Schoorl
Giovanna Giuffredi
Psicologa, Life, Business e Corporate Coach , certificata in Coaching e PNL da John Grinder, é stata Vice Presidente della Federazione Italiana Coach. Nel 2003 ha fondato Life Coach Italy (www.lifecoachitaly.it) ed é Direttore didattico e trainer di Master in coaching (Advanced Coach Academy). E’ anche giornalista pubblicista. Esperta di sviluppo del potenziale umano, lavora per enti pubblici, aziende e svolge consulenze individuali e di gruppo. E’ la Life coach della trasmissione TV Adolescenti Istruzioni per l’uso (La7 e Discovery Real Time).










