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Come si formano le nostre abitudini PDF Stampa E-mail
Scritto da Albino Ruberti   
Giovedì 06 Maggio 2010 15:13

pnl_cambiare-abitudiniIl cervello è un grande economo; memorizza azioni, movimenti, emozioni e reazioni ad eventi che ci accadono e li rende automatici, in modo da farci risparmiare tempo e sforzo nelle occasioni successive che appaiono simili.

Questo porta un adulto ad agire automaticamente, cioè senza prima dover discernere o ragionare, per il 95% del suo comportamento.

Questo fatto, confermato dalle neuroscienze, è in se molto positivo; infatti l'essere umano può 'funzionare' in modo molto efficiente e soprattutto evitare di ricominciare da capo ogni processo. Aprire una porta è un processo; una volta che abbiamo appreso ad aprire una porta saremo capaci di farlo sempre e in automatico.

L'aspetto limitante dell'agire nel 95 % dei casi in automatico, è rappresentato dalle reazioni emotive, dalle scelte dinnanzi al nuovo, dal rischiare di ripetere gli stessi errori. Infatti il comportamento viene memorizzato e automatizzato se gratifica, per intenderci se apriamo la porta; così, se per esempio litighiamo e alzando la voce otteniamo la ragione o 'vinciamo' la disputa è facile che questo tipo di comportamento si sedimenti e divenga la risposta abituale, anche quando sarà inutile o dannoso.

Come si formano le abitudini?
Le abitudini si formano principalmente in tre modi, tutti caratterizzati dalla gratificazione rappresentata dall'avere successo in quel mattone di attività:
- esperienza diretta - grido e ottengo ragione;
- esperienza indiretta - guardo qualcuno che grida e ottiene ragione;
- esperienza immaginata - immagino che chi grida ottenga ragione.

Il primo caso è concreto, il pericolo è generalizzarlo e non fare distinzioni.
Il secondo caso è anch'esso concreto, ma agisce come un contagio e può essere altamente limitante se imito persone negative. Infatti la contagiosità del comportamento produce enormi danni e crea ambienti fortemente negativi.
Il terzo caso è molto interessante, può portare a scoperte, invenzioni, modi creativi di fare le cose, ma, putroppo anche a comportamenti improduttivi e dannosi a causa del fatto che si 'pensa' che funzioni così, ma non c'è esperienza diretta e ci si può sbagliare.

Le abitudini si possono cambiare?
Certamente sì, per farlo ci vuole innanzitutto la volontà di voler cambiare abitudini, comportamenti, emozioni e pensieri, ma non basta. Infatti e lo abbiamo ricordato, le abitudini si formano se c'è una gratificazione.
Parliamo di gratificazione: la gratificazione, nell'ambito che stiamo descrivendo, non è necessariamente un' emozione di felicità, quanto piuttosto il pensiero di avere successo in quello specifico mattone esperenziale.

Un esempio è la gratificazione di un adolescente che, abitando in un quartiere particolarmente difficile (dove ci sia grande contagio di modelli limitanti), pensi che per essere rispettati bisogni andare in giro armati e per questo si procuri una pistola. Certo il ragazzo dell'esempio non è felice, ma ha la gratificazione di avere capito 'come funziona'; questo pensa lui.

Se ha la volontà di cambiare dovrà anche creare delle esperienze dirette, indirette o immaginate che lo gratifichino almeno quanto lo gratifica possedere una pistola. Quindi, ancora ricorrendo ad un esempio, si convince che il rispetto si possa ottenere essendo sicuri di se, onesti e studiosi. A questo punto avrà sostituito una convinzione limitante con un'altra positiva che lo porterà a incontrare situazioni, esperienze e persone che produranno possibilità diverse, addirittura una vita diversa.

Cambiare abitudini è molto semplice, cioè non complesso; ed è difficile, cioè non facile. Anche perché esperire un comportamento, cioè fare qualcosa, è come camminare in un prato; più volte ci si cammina e più facile diventa, con la ripetizione si crea un sentiero agevole; invece fare qualcosa di nuovo è scomodo come camminare in un prato alto la prima volta, l'erba si rialza subito.

 
 

 

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