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Il rapport e i neuroni a specchio PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Giovedì 03 Giugno 2010 19:25

Esiste un fenomeno naturale dell'interazione umana e del quale ciononostante non abbiamo sempre coscienza: è il mimetismo comportamentale che sorge ogni volta che la comunicazione tra due o più persone si svolge armoniosamente. La PNL dà a questo fenomeno il nome di rapport.

Se si guardano due persone che parlano, si potrà notare molto rapidamente che esse hanno delle attitudini simili, più precisamente, le posture, i gesti sono similari, in qualche modo sincronizzati; se si può udire la conversazione si potrà notare inoltre che le voci sono "accordate", il tono, il volume, il ritmo, le intonazioni e la scelta delle parole.

Fenomeno più notevole ancora, ogni cosa si produce come se una persona guidasse l'altra e ciò una volta per una: una cambia la postura o il ritmo della voce e l'altra la segue. La PNL chiama questo: guidare.

Quale che sia l'obiettivo della conversazione il rapport è necessario, vale a dire che senza di esso diventa impossibile raggiungere l'obiettivo, poiché in sua assenza la comunicazione non passa.

Sappiamo tutti come si svolge un colloquio fruttuoso, interessante per ogni partecipante, abbiamo già provato l'impressione di essere perfettamente capiti dai nostri interlocutori e anche di comprenderli. Quando questo succede possiamo dire che abbiamo un buon contatto con tale o tal'altra persona, ma questo per lo più è frutto del caso.

Se esistono delle affinità tra persone che favoriscono tali buoni contatti nondimeno è possibile creare - artificialmente - o ad arte, un buon contatto con le tecniche della PNL e in specifico con le tecniche di rapport. Attraverso questo processo si stabilisce e si mantiene un buon rapporto interpersonale di reciproca fiducia e accordo.

Nel momento in cui si crea questa speciale intesa tra due persone, l'uno sarà portato inconsciamente e più facilmente a rispondere in modo positivo agli stimoli dell'altro e alla sua persona in generale. Si stabilisce una sorta di rispecchiamento.

Attraverso di esso noi rimandiamo all'interlocutore, col nostro atteggiamento, lo stesso comportamento che appartiene alla sua concezione del mondo. Diventare uno specchio dell'altro, riflettendone la posizione corporea (ad es. le gambe accavallate durante un discorso, le dita delle mani intrecciate tra di loro, l'espressione facciale, fino ad arrivare al tono della voce e alla respirazione), verrà percepito dal suo inconscio come empatia, somiglianza, affinità.

Rispecchiare, rispecchiamento... Ecco che insistentemente richiamati entrano in scena i neuroni specchio.

"Dott. Iacoboni, con Giacomo Rizzolatti lei è uno dei protagonisti mondiali delle ricerche su queste cellule tanto intriganti. Si sostiene persino che sono legate al senso morale. Si sta esagerando?"

E il dottor Iacoboni avrebbe risposto: "Lei come ogni petulante giornalista, per confondere il lettore, inizia dalla fine, vuole a tutti i costi creare sensazione. Tuttavia non ha detto una pura fregnaccia. Siamo proprio giunti dopo vent'anni di studi a questa conclusione!"

E proseguendo: "Può sembrare un'affermazione esagerata. In realtà ha senso, perché la prima funzione dei neuroni specchio è capire le azioni degli altri. E come lei sa, lo studio del comportamento umano sotto il profilo teologico e filosofico è oggetto della morale o dell'etica. Quindi sembra proprio che siamo arrivati ai fondamenti biologici, ai mattoni naturali di questioni che erano collocate nel più alto dei cieli del pensiero umano. Comunque... non abbiamo ancora detto che cosa sono questi neuroni specchio."

"Chissenefrega!" esclama il giornalista, ma il dottor Iacoboni pare non gli abbia dato retta e rivolgendosi direttamente alla telecamera e tenendo per il polso l'operatore avrebbe pronunciato questo discorso: "I neuroni specchio sono una varietà di neuroni molto speciale che si attiva sia quando si compie un'azione (con la mano, con la bocca...) sia quando la si osserva mentre è compiuta da altri: da ciò la loro denominazione "specchio". I neuroni dell'osservatore si attivano come se fosse lui stesso a compiere l'azione. Questi neuroni sono stati dapprima individuati nei primati, poi in alcuni uccelli e infine nell'uomo. Gli esperimenti hanno provato che i neuroni specchio fanno da mediatori per la comprensione del comportamento altrui. Una delle prima osservazioni ci ha fatto notare per esempio che un neurone specchio si attiva quando la scimmia (un macaco) strappa un pezzo di carta, ma si attiva anche quando la stessa scimmia ne vede un'altra fare lo stesso gesto o anche se sente solo il rumore della carta strappata, senza informazione visuale. Questa proprietà ha indotto i ricercatori a pensare che i neuroni specchio siano la matrice grazie alla quale la mente del primate (e cosà anche quella del bambino) codifica i primi concetti astratti in relazione ad azioni semplici del tipo indicato: "strappare carta". Bisogna riflettere sul fatto che l'azione non è compiuta direttamente ma giunge come informazione di un'azione compiuta da altri. Su questa capacità "primordiale" di astrarre, di codificare un'azione si può cosà edificare ciò che è il proprio, lo specifico, del lavoro mentale: la capacità, sia pure embrionale, di intuire un comportamento finalistico, cioè avente uno scopo, la capacità cioè di prevedere e di anticipare; di adottare perciò una strategia di azione e di comportamenti svincolati dall'istinto. Ecco perché riteniamo di aver rinvenuto i mattoni primordiali del comportamento umano."

A questo punto al giornalista parve tornato il suo momento e formulò una domanda a suo giudizio pertinente e la rivolse d'impeto al dottor Iacoboni: "Leggiamo nelle menti?"

Il professore con un moto di stizza sovranamente trattenuta, non disdegnò tuttavia di considerare il quesito, il cui responso conteneva implicazioni che avrebbero immensamente favorito la comprensione degli studenti di PNL, e perciò con una strizzatina d'occhio al nostro indirizzo rispose: "Quando interagiamo con gli altri, le azioni di chi ci sta di fronte hanno un'importanza fondamentale, dal viso alla voce. Sono segnali che trasmettono le intenzioni mentali, come voler bere un bicchier d'acqua o esprimere tristezza. Ecco perché le azioni sono cosà importanti per l'empatia e il senso morale. Se il processo evolutivo ha creato queste cellule, che simulano i comportamenti di chi ci circonda e percepiscono i processi mentali ed emozionali, siamo dinnanzi a un processo biologico fondamentale: solo connettendoci con gli altri possiamo comportarci in modo morale."

Gli studenti della PNL ringraziano.

tratto da "In queste cellule ho visto l'Io", Tuttoscienze, La Stampa

 
 

 

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